Salve ragazzi e ragazze, vi invio l'indirizzo di cui vi parlavo oggi: www.memoriaeimpegno.it
MC
Translate
martedì 3 febbraio 2015
sabato 27 dicembre 2014
APPUNTI PROMESSI SPOSI CAPITOLI 9 E 10
CAPITOLO 9
Si continua con la vita di
Gertrude che, nell’adolescenza viene portata in un convento per essere istruita
(i nobili mandavano le figlie a studiare nei conventi). Là, incontrando alcune
coetanee, scopre che lei non ha più quell’aria di dominazione che aveva in
famiglia, ma al contrario era un po’ sottomessa, messa al di sotto delle altre
ragazze. Gertrude pensa quindi che, siccome nel convento si deve far monaca con
il suo consenso, basta con non acconsenti (dato che lei non voleva andarci). Ma
non sarà così. La fede però poteva essere un aiuto per Gertrude, ma per come le
era stato insegnato (ovvero avere dei privilegi nella vita terrena) non poteva
essere il suo vero aiuto.
Gertrude, di conseguenza,
scrive una lettera al padre, ma questa lettera è molto sincera e
inopportuna. Questa lettera poi la
prenderà la badante del convento, che la consegnerà al padre. Gertrude viene
quindi mandata a casa, sentendosi nella più completa solitudine e freddezza. È
il momento più tragico della sua vita (in questo passo, si scopre la conoscenza
di Manzoni della psicologia umana). Il principe (il padre) legge la lettera e
si arrabbia molto con la figlia: quest’ultima si sente in colpa e vive i
successivi 4 giorni nella reclusione di una stanza, completamente sola. In
quest’occasione Gertrude pensa che abbia bisogno di essere trattata
diversamente. Scrive quindi un’altra lettera al padre, questa volta di scuse e
di perdono. Si scopre un altro stile di Manzoni: i termini all’inizuio e alla
fine del periodo appartengono allo stesso campo semantico.
CAPITOLO 10
Il capitolo si apre con una
riflessione del narratore onnisciente: “l’animo
dei giovani è come un fiore che sboccia, ha un fragile stelo che, alla prima
folata di vento, si spezza”.
Nella lettera di scuse di Gertrude,
il padre vede il modo con cui comandare la figlia a fare ciò che vuole lui.
Questo si capisce dal fatto che Gertrude si trova sempre a dire sì e, quindi
acconsente di ritornare in convento. Il padre cerca in tutti i modi di
falsificare la realtà, per far in modo che la figlia segua quello che vuole
lui, con delle minacce velate, tipo “devo
infierire sulla mia condotta” oppure “avrò una figlia che sarà trattata male per non essere andata in convento”. Detto questo, Gertrude si trova a dire di
nuovo sì, per ben 2 volte: il sì al padre di ritornare al convento e il sì all'esame per essere ammessa al convento.
Mario
domenica 21 dicembre 2014
Appunti del capitolo 9 dei promessi sposi
Il barcaiolo fa approdare all'altra sponda i fuggitivi Renzo, Lucia e Agnese, dove li aspetta un carro che li porterà fino ad un osteria per rifocillarsi.
dopo aver passato lì la notte, le strade dei tre si separano: Renzo si incammina verso milano; mentre Agnese e Lucia si dirigono verso il convento dei cappuccini.
La sequenza narrativa iniziale si sofferma su quello che accade alle due donne.
Entrano in scena due figure provvidenziali, che rappresentano quegli uomini che agiscono per volontà di Dio (operano per il bene) non per un tornaconto personale: il marinaio e il carrocciaio.
Il padre guardiano, amico di Fra Cristoforo, ritiene che l'unica soluzione possibile sia la "signora", una monaca che all'interno del monastero conta molto, che può fare e dire quello che vuole perché suo padre è un principe.
La descrizione della monaca di Monza (personaggio ispirato ad una storia veramente accaduta, come l'illuminato) inizia esprimendo la bellezza come lo specchio dell'anima, ma anche la perfezione. La sua bellezza viene descritta come una bellezza sbattuta, sfiorita, quasi scomposta. I suoi occhi esprimono stati d'animo diversi, da una parte l'affetto, dall'altra un odio inveterato e compresso (che è lì da tanto tempo e non si può far uscire). Gli occhi fissi e uno sguardo perso nel vuoto che esprimono svogliatezza, mentre le gote pallidissime con un contorno reso mancante da una lenta estenuazione (linea del contorno allentata come fosse estenuata da un tormento che non le dà pace).
Dopo questa descrizione sulla monaca di Monza inizia il colloquio tra quest'ultima, il padre guardiano, Lucia e Agnese. Il padre guardiano parla per conto di Lucia e Agnese, il quale le dice che a Lucia serve un asilo nel quale possa vivere sconosciuta per sottrarsi da dei gravi pericoli. La monaca vuole sapere cosa succede fuori, ma il padre guardiano gli racconta poco. Ci pensa Agnese ad interrompere il padre e a raccontare la vicenda, ma la monaca non le crede molto, vuole sentire parlare Lucia. Lucia molto intimidita conferma ciò che ha detto la madre e con lei la signora assume un tono più addolcito. Il padre guardiano e Agnese vengono congedati mentre Lucia rimane con la signora.
Prima che la storia riprenda c'è un interruzione narrativa in cui viene raccontata la storia della monaca. Nella nobiltà, ossia nella classe improduttiva, tutto veniva ereditato dal primogenito, mentre i cadetti (secondogeniti) venivano mandati in convento. Il cosiddetto "padre padrone" decideva lui il futuro dei figli secondogeniti. Per questo il destino di Gertrude era già segnato da prima della sua nascita. Non le viene prospettata un'altra vita che non sia quella del chiostro, infatti lei pensa proprio quale possa essere il suo futuro. Le parole del padre fanno presa più di tutte le altre messe assieme. Questo padre uomo è un padre austero, chi sui figli sente il diritto di esercitare il potere decisionale (ombrosa gelosia di comando).
A sei Gertrude viene collocata in convento per essere educata, ma anche per l'instradamento per la vita futura.
dopo aver passato lì la notte, le strade dei tre si separano: Renzo si incammina verso milano; mentre Agnese e Lucia si dirigono verso il convento dei cappuccini.
La sequenza narrativa iniziale si sofferma su quello che accade alle due donne.
Entrano in scena due figure provvidenziali, che rappresentano quegli uomini che agiscono per volontà di Dio (operano per il bene) non per un tornaconto personale: il marinaio e il carrocciaio.
Il padre guardiano, amico di Fra Cristoforo, ritiene che l'unica soluzione possibile sia la "signora", una monaca che all'interno del monastero conta molto, che può fare e dire quello che vuole perché suo padre è un principe.
La descrizione della monaca di Monza (personaggio ispirato ad una storia veramente accaduta, come l'illuminato) inizia esprimendo la bellezza come lo specchio dell'anima, ma anche la perfezione. La sua bellezza viene descritta come una bellezza sbattuta, sfiorita, quasi scomposta. I suoi occhi esprimono stati d'animo diversi, da una parte l'affetto, dall'altra un odio inveterato e compresso (che è lì da tanto tempo e non si può far uscire). Gli occhi fissi e uno sguardo perso nel vuoto che esprimono svogliatezza, mentre le gote pallidissime con un contorno reso mancante da una lenta estenuazione (linea del contorno allentata come fosse estenuata da un tormento che non le dà pace).
Dopo questa descrizione sulla monaca di Monza inizia il colloquio tra quest'ultima, il padre guardiano, Lucia e Agnese. Il padre guardiano parla per conto di Lucia e Agnese, il quale le dice che a Lucia serve un asilo nel quale possa vivere sconosciuta per sottrarsi da dei gravi pericoli. La monaca vuole sapere cosa succede fuori, ma il padre guardiano gli racconta poco. Ci pensa Agnese ad interrompere il padre e a raccontare la vicenda, ma la monaca non le crede molto, vuole sentire parlare Lucia. Lucia molto intimidita conferma ciò che ha detto la madre e con lei la signora assume un tono più addolcito. Il padre guardiano e Agnese vengono congedati mentre Lucia rimane con la signora.
Prima che la storia riprenda c'è un interruzione narrativa in cui viene raccontata la storia della monaca. Nella nobiltà, ossia nella classe improduttiva, tutto veniva ereditato dal primogenito, mentre i cadetti (secondogeniti) venivano mandati in convento. Il cosiddetto "padre padrone" decideva lui il futuro dei figli secondogeniti. Per questo il destino di Gertrude era già segnato da prima della sua nascita. Non le viene prospettata un'altra vita che non sia quella del chiostro, infatti lei pensa proprio quale possa essere il suo futuro. Le parole del padre fanno presa più di tutte le altre messe assieme. Questo padre uomo è un padre austero, chi sui figli sente il diritto di esercitare il potere decisionale (ombrosa gelosia di comando).
A sei Gertrude viene collocata in convento per essere educata, ma anche per l'instradamento per la vita futura.
lunedì 15 dicembre 2014
Appunti Capitoli 7-8 Promessi Sposi
Siamo alla sera del 10 novembre. Intorno alla casa di Lucia e Agnese ronza della gente, i bravi mandati da Don Rodrigo che ha ordito il rapimento di Lucia per quella sera, detta "la notte degli imbrogli". A parte ciò, nella città si sente un'atmosfere tranquilla, don Abbondio è a casa sua che legge un libro e per la città tutto è come deve essere.
Viene spiegato il piano degli sposini e dei complici: Agnese distrae Perpetua parlandole di voci che girano su di lei e pian piano la porta fino in un vicoletto da dove non si può vedere la casa del curato, mentre gli altri, cioè Renzo, Lucia e i testimoni entrano furtivamente nella dimora. Il gruppo entra di corsa nella stanza di don Abbondio, Renzo dice la frase di rito mentre Lucia viene scaltramente bloccata dal curato, che la avvolge nella tovaglia della tavola. Nella stanza del curato succede di tutto: Lucia rimane pietrificata dalla paura, Don Abbondio che cerca di andare alla porta e gli altri che fanno caos.
Intanto Manzoni ci propone una riflessione (rr. 139-145): una riflessione universale che spiega da differenza tra l'apparenza e il reale: non sempre la realtà è come ci viene mostrata (ad esempio viene messo in risalto che la chiesa, o più precisamente la figura di don Abbondio, crolla e si ridimensiona, per il fatto che "presti" i soldi o dal modo in cui si è rivolto a Tonio). Infatti vuole che il popolo prenda più consapevolezza dei propri oppressori, e vuole dare il suo contributo offrendo "L'interessante" come spunto per riflessioni (è l'unico modo che aveva per aiutare la comunità, dato che soffriva di agorafobia).
Ritornando alla narrazione, Don Abbondio si affaccia alla finestra per chiedere aiuto, e viene sentito dal sagrestano (r. 155-ss.), un personaggio del tutto secondario e anche "grottesco", il quale, per non immischiarsi in affari che non lo riguardano, suona le campane a martello, segno di emergenza per la comunità, svegliandola interamente. Fortunatamente i bravi, sentito il suono delle campane, scappano e ritornano da Don Rodrigo a mani vuote. Il gruppo viene a sapere dell'intrusione dei bravi grazie a Menico, che di ritorno da Pescarenico passa davanti alla casa di Agnese e Lucia e li vede.
Il capitolo si chiude con una sequenza, non narrativa o descrittiva, ma "lirica", ricca di pathos, pronunciata da Lucia mentre insieme a Renzo e Agnese scappa in barca. Questa lirica, estrapolata dal contesto in cui giace, è proprio bella, ma inserita nelle parole di Lucia si sente un certo stridore, dato dal fatto che Lucia non userebbe mai un registro linguistico del genere.
Viene spiegato il piano degli sposini e dei complici: Agnese distrae Perpetua parlandole di voci che girano su di lei e pian piano la porta fino in un vicoletto da dove non si può vedere la casa del curato, mentre gli altri, cioè Renzo, Lucia e i testimoni entrano furtivamente nella dimora. Il gruppo entra di corsa nella stanza di don Abbondio, Renzo dice la frase di rito mentre Lucia viene scaltramente bloccata dal curato, che la avvolge nella tovaglia della tavola. Nella stanza del curato succede di tutto: Lucia rimane pietrificata dalla paura, Don Abbondio che cerca di andare alla porta e gli altri che fanno caos.
Intanto Manzoni ci propone una riflessione (rr. 139-145): una riflessione universale che spiega da differenza tra l'apparenza e il reale: non sempre la realtà è come ci viene mostrata (ad esempio viene messo in risalto che la chiesa, o più precisamente la figura di don Abbondio, crolla e si ridimensiona, per il fatto che "presti" i soldi o dal modo in cui si è rivolto a Tonio). Infatti vuole che il popolo prenda più consapevolezza dei propri oppressori, e vuole dare il suo contributo offrendo "L'interessante" come spunto per riflessioni (è l'unico modo che aveva per aiutare la comunità, dato che soffriva di agorafobia).
Ritornando alla narrazione, Don Abbondio si affaccia alla finestra per chiedere aiuto, e viene sentito dal sagrestano (r. 155-ss.), un personaggio del tutto secondario e anche "grottesco", il quale, per non immischiarsi in affari che non lo riguardano, suona le campane a martello, segno di emergenza per la comunità, svegliandola interamente. Fortunatamente i bravi, sentito il suono delle campane, scappano e ritornano da Don Rodrigo a mani vuote. Il gruppo viene a sapere dell'intrusione dei bravi grazie a Menico, che di ritorno da Pescarenico passa davanti alla casa di Agnese e Lucia e li vede.
Il capitolo si chiude con una sequenza, non narrativa o descrittiva, ma "lirica", ricca di pathos, pronunciata da Lucia mentre insieme a Renzo e Agnese scappa in barca. Questa lirica, estrapolata dal contesto in cui giace, è proprio bella, ma inserita nelle parole di Lucia si sente un certo stridore, dato dal fatto che Lucia non userebbe mai un registro linguistico del genere.
mercoledì 19 novembre 2014
Capitoli 5° 6° e parte del 7°
Fra
Cristoforo ansioso si reca da Lucia. Arriva nella sua casa e ascolta la
vicenda. Arriva anche Renzo. Fra Cristoforo e Renzo hanno dei tratti di
carattere simili, perché entrambi mal sopportano i prepotenti. La differenza dei due è data dall’esperienza
della vita, dall’età e dal ruolo che occupano nella società.
Una volta,
finito di ascoltare il racconto di Lucia e Agnese Fra Cristoforo prende una
soluzione coraggiosa, va direttamente nel palazzo di Don Rodrigo.
La
descrizione del palazzo di Don Rodrigo illustra il gusto del tempo. Manzoni in
questa sequenza richiama il contesto dell’orrido, del gotico. La descrizione ha
una funzione ideologica, perché nell’orrorosità, nella decadenza della
abitazione Manzoni richiama anche la decadenza del carattere della morale di
chi lo abita. Lo scrittore scrive che l’abitazione è un luogo che fa venire i
brividi, incuta terrore. Tutto intorno (l’impatto con le creature morti che
sono penzoloni ai lati dell’ingresso) ha la funzione di incutere terrore, quasi
a dissuadere.
Quando Fra
Cristoforo ha suonato il campanello è arrivato un vecchio servitore ad aprire
la porta. E’ un personaggio secondario, rappresenta un’aiutante e quando apre
la porta e vede Fra Cristoforo si meraviglia e pensa che Fra Cristoforo è vento
a fare del bene. Anche nella dimora
del male, il bene trova suo spazio.
Nel palazzo
di Don Rodrigo si sta svolgendo un banchetto al quale è presente anche Don
Attilio e il Dottor Azzeccagarbugli. In questo consesso Don Rodrigo e conte
Attilio giocano sporco, vogliono mettere in difficoltà Fra Cristoforo, che
cerca di mantenere la calma, fanno delle pesanti allusioni al suo passato. Inizia il dialogo tra i due che si può
definire il duello verbale molto acceso. Don Rodrigo si trova a casa sua, un
luogo per lui sicuro e quindi può permettersi di rivolgersi a Fra Cristoforo con
un tono e con gesti che sono senza rispetto ma con le parole che potrebbero
esprimere obbedienza.
Dopo la
conversazione Fra Cristoforo se ne va in tempesta, ha fatto riemergere
Ludovico, e viene seguito dal servitore che li chiede un appuntamento perché
vuole darli delle informazioni importanti.
Nel
frattempo a casa di Lucia Agnese non si da per vinta e trova la soluzione del
matrimonio per sorpresa. Un matrimonio in cui non è necessario che parroco sia
con sapiente, importante che ci siano dei testimoni. Renzo li cerca e nella
loro scelta mostra la sua intelligenza, perché sceglie una persona che conosce
bene e di cui si può fidare, una persona che può accettare la richiesta perché
può trovare un tornaconto personale e che può trovare il secondo testimone.
Renzo sceglie Tonio che è il suo amico fidato e che ha un debito con Don Abbondio
(che è anche un usuraio). Renzo da dei soldi a Tonio in modo che lui può
riscattare la collana della moglie. Tonio si fa accompagnare dal suo fratello
Cervaso che fa tutto quello che li dice. In questo modo Renzo e Lucia possono
entrare nella casa del curato.
Kseniya Lyulchak
Kseniya Lyulchak
martedì 18 novembre 2014
Gianluca Lorigliola
Capitolo 4
Il capitolo inizia descrivendo il viso di padre Cristoforo ,frate cappuccino ,in cui si identifica ,soprattutto negli occhi , una vivacità repentina.
Il nome di battesimo di Cristoforo era Ludovico ,figlio di un ricco mercante che aveva rinunciato al traffico per darsi alla vita da signore e che cercava di dimenticarsi il suo passato da mercante ,fece educare il figlio nobilmente e alla sua morte lasciò ricco il figlio. Ludovico aveva un'indole onesta e violenta, prendeva spesso la parte dei più deboli, per proteggersi si teneva attorno un buon numero di bravacci.
Più di una volta gli era saltata l'idea di farsi frate, questa divenne reale dopo un grave incidente. Un giorno si fu uno scontro tra Ludovico e un signorotto ,nato da un diritto di precedenza non rispettato da Ludovico. Lo scontro finisce con la morte del signorotto e di Cristoforo (un accompagnatore di Ludovico) ,Ludovico ,ferito,viene portato in un vicino convento dove viene curato. Qui decide di farsi frate ,prende il nome di Cristoforo in onore del morto e lascia tutti i suoi averi alla famiglia di Cristoforo .
Prima di iniziare la sua nuova vita decise di chiedere perdono al fratello del signorotto ucciso , lo ottenne ma la cerimonia che doveva essere un umiliazione ,si risolse in un trionfo per lui.
martedì 14 ottobre 2014
capitolo 3 promessi sposi
CAPITOLO 3
Mentre Renzo stava avvisando Agnese dell'accaduto, arriva Lucia di cui gli altri due personaggi vogliono ascoltare la versione dei fatti. Lucia racconta che pochi giorni prima, mentre era alla filanda con le amiche, sente Don Rodrigo che parla con suo cugino e stipulano una scommessa. La protagonista intuisce che la scommessa riguarda lei cioè Don Rodrigo ha scoomesso che Lucia sarà sua. In seguito rivela di aver raccontato questo fatto in confessione a Fra Cristoforo. Agnese consiglia a Renzo di recarsi dall'avvocato Azzecca-garbugli consegnandogli 4 capponi che, pur trovandosi tutti nella stessa situazione, si beccano tra loro. Da qui nasce l'espressione "fare i capponi di Renzo" cioè litigare invece di coalizzarsi. Renzo, ancora vestito elegante, si reca dall'avvocato, consegna i capponi a una serva ed entra in una stanza con anyichi mobili e ritratti di imperatori romani. Azzecca-garbugli, credendo che Renzo fosse un bravo, legge una grida del 15 ottobre 1627 sulle sanzioni da infliggere ai "tiranni" che opprimono i più deboli. Poichè questa grida era stata scritta da un anno faceva più paura. Azzecca-garbugli aiuta i "birri" e i bravi ad uscire dai casi più difficili e infatti, ad un certo punto, chiede a Renzo il motivo per cui si è tagliato il ciuffo, così Renzo nega di essere un bravo, ma l'avvocato non gli crede e lo spinge a raccontargli la bravata che ha commesso dicendo che avrebbe trovato una soluzione. In seguito, dopo aver capito che Renzo non era un bravo, l'avvocato lo rimanda a casa con i suoi capponi. Intanto Lucia e Agnese decidono di chiedere aiuto a Fra Cristoforo, ma poichè è notte rimangono a casa. In questo caso la Divina Provvidenza le aiuta e Fra Galdino bussa alla loro porta per la raccolta delle noci così Lucia gliene porta un sacco pieno in modo che il frate torni subito in convento e invii loro fra Cristoforo. Il capitolo si conclude con una discussione riguardo alla faccenda dell avvocato fra Renzo e Agnese che viene placata da Lucia.
La grida che Azzeccagarbugli legge a Renzo è stata realmente emanata, da qui che Manzoni decide di scrivere questo romanzo.
Mentre Renzo stava avvisando Agnese dell'accaduto, arriva Lucia di cui gli altri due personaggi vogliono ascoltare la versione dei fatti. Lucia racconta che pochi giorni prima, mentre era alla filanda con le amiche, sente Don Rodrigo che parla con suo cugino e stipulano una scommessa. La protagonista intuisce che la scommessa riguarda lei cioè Don Rodrigo ha scoomesso che Lucia sarà sua. In seguito rivela di aver raccontato questo fatto in confessione a Fra Cristoforo. Agnese consiglia a Renzo di recarsi dall'avvocato Azzecca-garbugli consegnandogli 4 capponi che, pur trovandosi tutti nella stessa situazione, si beccano tra loro. Da qui nasce l'espressione "fare i capponi di Renzo" cioè litigare invece di coalizzarsi. Renzo, ancora vestito elegante, si reca dall'avvocato, consegna i capponi a una serva ed entra in una stanza con anyichi mobili e ritratti di imperatori romani. Azzecca-garbugli, credendo che Renzo fosse un bravo, legge una grida del 15 ottobre 1627 sulle sanzioni da infliggere ai "tiranni" che opprimono i più deboli. Poichè questa grida era stata scritta da un anno faceva più paura. Azzecca-garbugli aiuta i "birri" e i bravi ad uscire dai casi più difficili e infatti, ad un certo punto, chiede a Renzo il motivo per cui si è tagliato il ciuffo, così Renzo nega di essere un bravo, ma l'avvocato non gli crede e lo spinge a raccontargli la bravata che ha commesso dicendo che avrebbe trovato una soluzione. In seguito, dopo aver capito che Renzo non era un bravo, l'avvocato lo rimanda a casa con i suoi capponi. Intanto Lucia e Agnese decidono di chiedere aiuto a Fra Cristoforo, ma poichè è notte rimangono a casa. In questo caso la Divina Provvidenza le aiuta e Fra Galdino bussa alla loro porta per la raccolta delle noci così Lucia gliene porta un sacco pieno in modo che il frate torni subito in convento e invii loro fra Cristoforo. Il capitolo si conclude con una discussione riguardo alla faccenda dell avvocato fra Renzo e Agnese che viene placata da Lucia.
La grida che Azzeccagarbugli legge a Renzo è stata realmente emanata, da qui che Manzoni decide di scrivere questo romanzo.
Iscriviti a:
Post (Atom)